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	<title>TEDxBologna</title>
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	<description>x = independently organized TED event</description>
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		<title>Jarrett J. Krosoczka: Come un ragazzo è diventato un artista</title>
		<link>http://tedxbologna.com/blog/jarrett-j-krosoczka-come-un-ragazzo-e-diventato-un-artista/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 09:51:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergi Sanchez</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Questo post ha un taglio molto personale, perché sono un illustratore e perché il talk di Krosoczka ha molte affinità con la mia storia. Quindi vi parlerò un po&#8217; di come si diventi illustratore ed un po&#8217; di che &#8230; <a href="http://tedxbologna.com/blog/jarrett-j-krosoczka-come-un-ragazzo-e-diventato-un-artista/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tedxbologna.com/blog/jarrett-j-krosoczka-come-un-ragazzo-e-diventato-un-artista/sergiombrebuenoted1/" rel="attachment wp-att-276"><img class="alignnone size-large wp-image-276" title="sergiombrebuenoTED1" src="http://tedxbologna.com/blog/wp-content/uploads/2013/05/sergiombrebuenoTED1-1024x666.jpg" alt="" width="584" height="379" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo post ha un taglio molto personale, perché sono un illustratore e perché il talk di Krosoczka ha molte affinità con la mia storia.</p>
<p>Quindi vi parlerò un po&#8217; di come si diventi illustratore ed un po&#8217; di che cosa significhi.</p>
<p>Ah, l&#8217;immagine in leader l&#8217;ho fatta io.</p>
<p> <img src='http://tedxbologna.com/blog/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Quando ho ascoltato il talk di J.Krosoczka ho subito pensato alla determinazione ed al concetto di superamento del sè, a quella che è la mia storia personale, umana ed artistica.</p>
<p>In modo inconsapevole, ad un certo punto della nostra vita, la maggior parte di noi smette di disegnare; poi c&#8217;è qualcuno che continua a farlo.</p>
<p>I motivi sono ovviamente diversi e spesso sconosciuti: per Krosoczka il disegno permetteva di immaginare il lato positivo delle cose, come rimedio ad una difficile situazione famigliare, era una terapia.</p>
<p>A parte motivazioni e predisposizione innata, è sicuramente importante che la propria attitudine artistica continui ad essere alimentata da stimoli: per Krosoczka fu importantissimo il sostegno dei nonni e di alcuni professori, quindi parliamo di contesto famigliare ed educativo.</p>
<p>E nella crescita della persona il disegno ha un ruolo fondamentale perché, come diceva Picasso &#8220;<em>Lo importante de la inspiracion es que te pille trabajando</em>&#8220;: l&#8217;ispirazione c&#8217;è quando ti viene voglia di fare, di creare: disegnare ti trasforma in soggetto disegnante, diventa una chiave di lettura personale della realtà e ti definisce.</p>
<p>Quando Krosoczka  dice &#8220;celebrate your style&#8221; non parla solo di stile segnico: celebrare il proprio stile significa restare fedeli a se stessi.</p>
<p>Vi suggerisco di guardare qualcosa su Joos Swarte, illustratore e graphic designer olandese, creatore del concetto <em>&#8220;ligne claire</em>&#8221; e che ha esteso il suo campo d&#8217;indagine anche all&#8217;architettura ed al design industriale: questo intendo per la celebrazione del proprio stile.</p>
<p>Illustrare e raccontare storie è una cosa meravigliosa, se poi diventa anche un lavoro ancora meglio.</p>
<p>Groucho Marx diceva: &#8220;<em>Happiness is made up of small things: a small yacht, a small mansion, a small fortune</em>&#8220;.</p>
<p>Per un illustratore le &#8220;piccole cose&#8221; sono vivere delle proprie creazioni e riuscire a superare sfide continue che rendono la vita interessante, diciamo così <img src='http://tedxbologna.com/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sergi Ombrebueno</p>
<div></div>
<p><iframe src="http://embed.ted.com/talks/lang/it/jarrett_j_krosoczka_how_a_boy_became_an_artist.html" frameborder="0" scrolling="no" width="560" height="315"></iframe></p>
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		<title>3D printing: che succede?</title>
		<link>http://tedxbologna.com/blog/3d-printing-che-succede/</link>
		<comments>http://tedxbologna.com/blog/3d-printing-che-succede/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 May 2013 08:16:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Rossi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[3d printing]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[liberator]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[wiki]]></category>

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		<description><![CDATA[Da qualche mese a questa parte l’interesse per la tecnologia delle stampanti 3D  è cresciuto in maniera esponenziale. Da un lato il calo dei costi per le stampanti 3D – un’occhiata su ebay mostra modelli interessanti a prezzi quasi competitivi-  e dall’altro alcuni esempi &#8230; <a href="http://tedxbologna.com/blog/3d-printing-che-succede/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tedxbologna.com/blog/3d-printing-che-succede/schermata-2013-05-16-alle-10-07-50/" rel="attachment wp-att-272"><img class="alignnone size-large wp-image-272" title="3dprintguitar" src="http://tedxbologna.com/blog/wp-content/uploads/2013/05/Schermata-2013-05-16-alle-10.07.50-1024x789.png" alt="" width="584" height="449" /></a></p>
<p>Da qualche mese a questa parte l’interesse per la tecnologia delle stampanti 3D  è cresciuto in maniera esponenziale.</p>
<p>Da un lato il calo dei costi per le stampanti 3D – un’occhiata su ebay mostra modelli interessanti a <a href="http://www.ebay.it/sch/i.html?_nkw=3d+printer+&amp;_sacat=171961&amp;_odkw=3d+printer+–&amp;_osacat=171961&amp;_from=R40">prezzi quasi competitivi</a>-  e dall’altro alcuni esempi a dir poco <a href="http://mashable.com/2013/04/24/3d-printed-handgun/">problematici </a>hanno acceso i riflettori su quella che oramai promette di essere LA tecnologia dei prossimi anni.</p>
<p>Ma andiamo con ordine.<span id="more-270"></span></p>
<p>La stampa 3D – come molti sapranno – è un processo che prevede di creare oggetti attraverso un procedimento additivo. Questo processo, contrariamente a quelli sottrattivi, comunemente in uso, prevede che una stampante 3D aggiunga microscopici strati di materiale l’uno sull’altro fino a ottenere la forma desiderata. Il punto di partenza per questo processo è un file contenente un progetto che può essere realizzato con molti software facilmente utilizzabili da tutti.</p>
<p>È proprio nella facilità a produrre – o a modificare – i modelli digitali di partenza che risiede una parte della natura rivoluzionaria di questa tecnologia. In un mondo dove i file vengono condivisi con grande facilità attraverso canali più o meno legali si affaccia la possibilità di condividere le “istruzioni necessarie” per crearsi in casa propria un qualsivoglia oggetto (dagli orecchini ai componenti<br />
per assemblare una bicicletta).</p>
<p>Come si colloca tutto questo nell’attuale contesto delle leggi del copyright? Come reagiranno i titolari dei diritti sull’oggetto X quando vedranno i piani per la produzione casalinga di quell’oggetto liberamente <a href="http://thepiratebay.sx/browse/605">scaricabili da Pirate bay</a>.</p>
<p>Vedremo ripetersi lo scenario già visto per i file multimediali con tentativi più o meno riusciti di imporre DRM? O vedremo qualcosa di completamente nuovo?</p>
<p>Ma lo scenario non si esaurisce qui.</p>
<p>Infatti la ri-produzione casalinga di oggetti pone altri problemi oltre a quelli più<br />
squisitamente legati al copyright. È notizia di pochi giorni fa la pubblicazione online dei file per la stampa di<a href="http://www.forbes.com/sites/andygreenberg/2013/05/05/meet-the-liberator-test-firing-the-worlds-first-fully-3d-printed-gun/"> Liberator,</a> la prima pistola realizzata con una stampante 3D.</p>
<p>È chiaro che la possibilità per il singolo cittadino di stamparsi un arsenale in case<br />
desta più di qualche preoccupazione nei legislatori di mezzo mondo.</p>
<p>Il caso Liberator, inoltre, mette in evidenza anche le difficoltà legislative che al momento si incontrano. Infatti, quando il Dipartimento della Difesa ha “chiesto” a Cody Wilson di rimuove da Internet i file 3D di Liberator l’ha fatto appellandosi alla regolamentazione americana dell’esportazione di armi da fuoco.</p>
<p>Questo perché tecnicamente, al momento, l’autoproduzione di armi da fuoco non è materia regolata da alcuna legge, come invece lo è l’esportazione.</p>
<p>Nel mentre però, come era facile immaginarsi, i file di Liberator sono comunque facilmente reperibili in rete e difficilmente potranno essere rimossi completamente.</p>
<p>Lo scenario sotto il sole della stampa 3D è, però, tutt’altro che fosco come forse potrebbe sembrare da questi primi esempi. Libertà di scambio di modelli e progetti da realizzare autonomamente vuole anche dire un incremento esponenziale della creatività e delle logiche wiki applicate alla progettazione di oggetti.</p>
<p>Qual è l’impatto che possono avere sul design come lo conosciamo oggi centinaia di migliaia di progettisti in grado di condividere, scambiare  e migliorare<br />
continuamente i propri progetti?</p>
<p>Se negli ultimi anni abbiamo visto esplodere la creatività diffusa nelle forme della MashUp e della Remix culture, quali forme potrà assumere questa creatività quando potrà manifestarsi nella materialità delle stampe 3D?</p>
<p>Quali oggetti – che oggi sono bloccati da vincoli di realizzazione o di copyright –<br />
potranno essere reinventati? Quali nuovi oggetti arriveranno sulla scena?</p>
<p>Lo scenario è tutto da inventare e, a giudicare da chi ha iniziato a lavorare in maniera collaborativa per progettare e stampare una <a href="http://www.instructables.com/id/Prosthetics-Modification-for-Pain-Relief-of-Pressu/">protesi</a> in grado di alleviare il dolore di un amputato iracheno: siamo alla vigilia di qualcosa di rivoluzionario.</p>
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		<title>The Paradox Of Gratuity</title>
		<link>http://tedxbologna.com/blog/the-paradox-of-gratuity/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 14:39:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vergano</dc:creator>
				<category><![CDATA[TED]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[business]]></category>
		<category><![CDATA[Chris Anderson]]></category>
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		<category><![CDATA[economics]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; I started blogging in 2006 and Typepad was my platform of choice. Typepad was great and, just as Mena Trott describes, I felt incredibly empowered. I had a white canvas where I could share thoughts with a very responsive &#8230; <a href="http://tedxbologna.com/blog/the-paradox-of-gratuity/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://embed.ted.com/talks/lang/it/mena_trott_tours_her_blog_world.html" frameborder="0" scrolling="no" width="640" height="360"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I started blogging in 2006 and Typepad was my platform of choice.</p>
<p>Typepad was great and, just as Mena Trott describes, I felt incredibly empowered. I had a white canvas where I could share thoughts with a very responsive community of people who enjoyed engaging in endless debates over matters that might have seemed mundane to the uninitiated, but were unquestionably the centre of our world. The kind of ingenuity that fed the blog generation.</p>
<p><span id="more-264"></span></p>
<p>Then, after three years of relentless writing, I grew tired of checking the size of the pictures and tweaking HTML code (very little tweaks, to be honest) to have exactly the type of formatting I wanted. Also, free platforms were becoming better and better, and I felt silly paying for something thousands of other people were getting for free.</p>
<p>I Googled around a bit, and found Posterous. Posterous was very much in line with a new generation of blogs – like Tumblr, for example.</p>
<p>Again, thanks to Posterous, I fell in love with blogging. Firstly, it was very simple to subscribe: one login, one password, and that was it. Secondly it was very simple to craft: not only it was a designing matter of three or four minutes (it took me a couple of hours to figure out how to put up and running my first Typepad) but it was just as easy to post. You could actually send a mail and the system would upload it automatically, exactly as you sent it. And, lastly it was completely free, whereas I had to pay a certain amount for Typepad if I wanted the design of the blog to be as customisable as I wanted it.</p>
<p>Then, in a classic dot-com acquisition, Posterous was sold to Twitter. And a couple of months ago I receive an email saying very kindly that as of April 30th, 2013, Posterous would be discontinued, and I was gently invited to find another place for my rants. I moaned a bit, then sucked it up, since I was no Oprah risking her daily contact with millions of fans.</p>
<p>I started looking around for alternatives and found out two things: first of all, on most of the blogging platforms, what I needed required a fee. I checked Blogger, WordPress, Tumblr and Squarespace. I also needed to re-learn little bits and pieces of crafting and programming. Gosh, what a terrible perspective for a lazy person who grew up in the &#8220;no-skills-needed-dot-com&#8221; era. So I went back to Typepad.</p>
<p>But two thoughts went through my head.</p>
<p><strong>The first is our perception of all free things on the Internet</strong>.</p>
<p>Daily usage of online platforms becomes as much a whole part of our life as gas, or electricity. And lucky us most of these platforms are free. What we don&#8217;t realize is that, unlike public utilities, most of these platforms are products, and they&#8217;re governed by profit.</p>
<p>Whether Google should be considered as a public utility is part of a big debate, that started with the decision to discontinue Reader (the debate was sparked by BBC). For sure Posterous wasn&#8217;t. But we need to start thinking about these platforms more like physical objects. When a product doesn&#8217;t generate enough profit, or requires too much maintenance, it&#8217;s discontinued. This is what happened to Google Reader, and most likely to Posterous.</p>
<p><strong>Second thought is how skills are relevant.</strong></p>
<p><strong></strong> My quest for simplification was rooted in the fact that I didn&#8217;t want to stop blogging but I wanted to stop fidgeting with small bits of code to make the HTML look as good as I wanted. These skills were minimal, but they were necessary for what I needed to do. Had my project required even more technical flexibility, I could have upgraded my package and then be able to do anything I wanted.</p>
<p>Instead of developing my skills &#8211; or at least keep them at the same level &#8211; I became lazy (I often do) and chose what was apparently the simplest solution. But in doing so I stored all my production on a free platform, meaning tied to different revenue streams.</p>
<p><strong>That&#8217;s the paradox of gratuitous services:</strong> they need to be relatively simple to be free, so they can be used by as many people as possible. More instruments means not only more skills on your side, but also more work in keeping the platform alive and relevant to people with more developed needs: hence the necessity of asking for a subscription.</p>
<p>Sure, it is true what Chris Anderson wrote<a href="http://www.wired.com/techbiz/it/magazine/16-03/ff_free?currentPage=all"> in his 2008 piece on Wired</a> : <em>&#8220;The rise of &#8220;freeconomics&#8221; is being driven by the underlying technologies that power the Web. Just as Moore&#8217;s law dictates that a unit of processing power halves in price every 18 months, the price of bandwidth and storage is dropping even faster.&#8221;</em></p>
<p>Yet what the Freeconomics doctrine doesn&#8217;t take into account enough, in my opinion, it&#8217;s that the technological growth decreases the costs but develops more evolved needs. And these needs require investments to maintain product relevancy.</p>
<p>Obviously our choice of paying or not is determined by how serious the content we are producing is: free is awesome for a Kitten blog, but if you are looking to share intellectual property with like-minded people to reach some kind of growth objectives, free might be a liability. That’s the paradox of  gratuity, to me: free isn’t a solution for professional use.</p>
<p>The Ideas Economy has turned a lot of us into writers, thinkers, part-time philosophers with no technical skills to call on in times of need. That&#8217;s why free doesn&#8217;t work for us: we need people to craft the platforms and the tools we can use to bring to life and share our ideas.</p>
<p>What we are really paying for is not the space we occupy on a platform&#8217;s server or the bandwidth we use. We are financing their R&amp;D, effectively buying shares of their future. And possibly, a solid home for our intellectual production.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>TED Books: Big Ideas, Short ebook</title>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 09:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Colasurdo</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[TED]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
		<category><![CDATA[ebook]]></category>
		<category><![CDATA[Kindle]]></category>

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		<description><![CDATA[Oltre alle celebri conferenze, TED sta puntando sulla diffusione delle idee anche attraverso una collana di libri digitali, chiamata TED Books , il cui payoff riporta per l’appunto: Big Ideas, Short ebook. Perché Short ebook? I TED books vengono lanciati nel &#8230; <a href="http://tedxbologna.com/blog/ted-books-big-ideas-short-ebook/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><a href="http://tedxbologna.com/blog/ted-books-big-ideas-short-ebook/tedbooks_app/" rel="attachment wp-att-259"><img class="size-full wp-image-259 aligncenter" title="tedbooks_app" src="http://tedxbologna.com/blog/wp-content/uploads/2013/05/tedbooks_app.jpg" alt="" width="291" height="349" /></a></p>
<p dir="ltr">Oltre alle celebri conferenze, TED sta puntando sulla diffusione delle idee anche attraverso una collana di libri digitali, chiamata <a href="http://www.youtube.com/watch?v=j-5y1QoswKo">TED Books</a> , il cui payoff riporta per l’appunto: Big Ideas, Short ebook.</p>
<p dir="ltr"><span id="more-256"></span></p>
<p dir="ltr">Perché Short ebook?</p>
<p dir="ltr">I TED books vengono lanciati nel gennaio 2011 quando Amazon apre Kindle Singles, la sezione del Kindle Store dedicato a libri di diverso genere ma tutti accomunati dalla lunghezza compresa tra le 5000 e le 30000 parole, poi rinominati e-singles.</p>
<p dir="ltr">Un format impacchettato da Amazon che avrà molto successo: la strada assomiglia a quella percorsa dalla musica ovvero “parcellizzare” i contenuti e distribuirli a fronte di micro-pagamenti.</p>
<p dir="ltr">Amazon formalizza così nel digitale una tendenza fino ad allora sporadica e non conveniente per l’editoria cartacea, a causa dei costi della stampa e della distribuzione: libri di una lunghezza ridotta (dalle 15 alle 90 pagine circa) capaci di esprimere naturalmente e in modo esaustivo un&#8217;idea, una storia, un fatto.</p>
<p dir="ltr">Il 26 gennaio 2011 al lancio di Kindle Singles, TED pubblica <a href="http://blog.ted.com/2011/01/26/introducing-tedbooks/ ">3 ebook</a>.</p>
<p dir="ltr">Nel 2011 TED fa uscire in totale 9 ebook ma sarà nel 2012 che punterà con maggior vigore alla sua produzione editoriale, raggiungendo ad oggi i 33 ebook, di cui 19 solo nel 2012, e 5 nei primi 3 mesi del 2013, raddoppiando l&#8217;offerta del 2011.</p>
<p>Non a caso negli States si parla del 2012 come <a href="http://paidcontent.org/2012/07/09/ted-launches-ios-bookstore-with-book-subscriptions/">l&#8217;anno dei e-singles.</a></p>
<p dir="ltr">Nel corso del 2012 TED apporta dei cambiamenti sostanziali, nella prima parte dell&#8217;anno fa un restyling grafico e cambia tutte le copertine e oltre a una distribuzione amazon centrica (solo sul kindle store), crea anche un app dedicata.</p>
<p dir="ltr">A maggio grazie alla partnership con <a href=" https://www.atavist.com/featured-clients/ted-books/ ">The Atavist</a>, TED rilascia sull&#8217;Apple Store una libreria con tutto il proprio catalogo ebook.</p>
<p dir="ltr">I libri in questione si arricchiscono così di oggetti multimediali, molti dei quali contengono i video delle conferenze e altre preziose informazioni.</p>
<p dir="ltr"><a href="http://tedxbologna.com/blog/ted-books-big-ideas-short-ebook/immagine2/" rel="attachment wp-att-258"><img class="alignnone size-large wp-image-258" title="immagine2" src="http://tedxbologna.com/blog/wp-content/uploads/2013/05/immagine2-768x1024.png" alt="" width="584" height="778" /></a></p>
<p dir="ltr">Oltre all&#8217;acquisto singolo a 2,99 dollari, TED punta sulle subscription, ovvero un abbonamento a 13,99 dollari per 3 mesi e comprendente 6 ebook a scelta tra quelli pubblicati e un ebook nuovo ogni due settimane.</p>
<p dir="ltr">Questa collana diventa così un classico del sapere, capace di veicolare anche in forma testuale preziosi saggi, genere per antonomasia alla ricerca della comprensione di ciò che ci circonda.</p>
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		<item>
		<title>Perchè il software si sta mangiando (o si mangerà) il mondo</title>
		<link>http://tedxbologna.com/blog/perche-il-software-si-sta-mangiando-o-si-mangera-il-mondo/</link>
		<comments>http://tedxbologna.com/blog/perche-il-software-si-sta-mangiando-o-si-mangera-il-mondo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Apr 2013 07:31:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Palladini</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tedxbologna.com/blog/?p=248</guid>
		<description><![CDATA[Qualche mese fa mi sono imbattuto in un interessantissimo articolo scritto per il Wall Street Journal da Marc Andreessen (fondatore di Natscape e pioniere del business IT) intitolato: &#8220;Perche&#8217; il software si sta mangiano il mondo&#8220;[1]. Da buon business man, &#8230; <a href="http://tedxbologna.com/blog/perche-il-software-si-sta-mangiando-o-si-mangera-il-mondo/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tedxbologna.com/blog/perche-il-software-si-sta-mangiando-o-si-mangera-il-mondo/system-failure/" rel="attachment wp-att-249"><img class="size-full wp-image-249 aligncenter" title="System-Failure" src="http://tedxbologna.com/blog/wp-content/uploads/2013/04/System-Failure.jpg" alt="" width="535" height="401" /></a></p>
<p>Qualche mese fa mi sono imbattuto in un interessantissimo articolo scritto per il Wall Street Journal da <strong>Marc Andreessen</strong> (fondatore di Natscape e pioniere del business IT) intitolato: &#8220;<em><a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424053111903480904576512250915629460.html#articleTabs%3Darticle">Perche&#8217; il software si sta mangiano il mondo</a></em>&#8220;<em>[1]</em>. Da buon business man, Andreessen argomenta in modo molto convincete la sua tesi, a suon di numeri ed esempi, secondo la quale il peso economico delle tecnologie informatiche sia sempre piu&#8217; importante e le aziende che sviluppano software siano destinate ad avere un ruolo da protagoniste nei mercati internazionali.<span id="more-248"></span></p>
<p>Vediamone alcuni:</p>
<ul>
<li>il più grande venditore di libri al mondo, <strong>Amazon</strong>, è una software company che basa il suo profitto su sofisticati software di gestione delle informazioni personali che gli permettono di creare efficaci promozioni ad hoc di prodotti sulla base dei gusti personali degli utenti.</li>
</ul>
<ul>
<li>Dopo aver cambiato l&#8217;industria discografica con <strong>iTunes</strong> (software) e l&#8217;iPod (hardware), <strong>Apple</strong> è diventata nel 2012 l&#8217;azienda più capitalizzata al mondo <em>[2]</em>. Il segreto della sua recente fortuna e&#8217; stato tecnologicamente costruito su una sinergia unica tra software e hardware, investendo milioni di dollari e anni di ricerca nello sviluppo di design usabile e tecnologie software per l&#8217;usabilità (le famose gesture).</li>
</ul>
<ul>
<li>Una delle migliori nuove case di produzione discografica internazionale, <strong>Pixar</strong>, è un azienda basata esclusivamente su tecnologie software. Nel 2006, per sopravvivere in un mercato in forte evoluzione, <strong>Disney</strong> ha comprato Pixar allo scopo di mantenere la sua competitività nel settore dell&#8217;animazione cinematografica.</li>
</ul>
<ul>
<li>L&#8217;azienda di selezione del personale in maggiore crescita? E&#8217; <strong>LinkedIn</strong>, un&#8217;azienda software che impiega tecnologie informatiche per l&#8217;analisi di reti di relazioni professionali molto simili a quelle usate dai maggiori social network.</li>
</ul>
<p>Lavorano nell&#8217;ambito delle tecnologie per la musica, posso sperimentare quotidianamente il rapporto sempre più stretto non solo tra software, management e ingegneria di processo ma sopratutto tra software e arte: il 90% dei prodotti sviluppati per la produzione musicale sono ormai basati su tecnologie digitali e quindi, informatiche.</p>
<p>Questi interessanti risvolti economici non fanno quindi che confermare una mia profonda convinzione: la pervasività delle tecnologie informatiche è sempre maggiore e i suoi impatti sulla nostra vita quotidiana sono e saranno sempre piu&#8217; visibili, tangibili e, a volte, drammatici.<br />
&#8220;<em>Il primo colloquio con il candidato lo faremo con Skype</em>&#8221; (fatto realmente accaduto nell&#8217;azienda per cui lavoro), &#8220;<em>Ho scoperto come sistemare questa cosa guardando un Video su YouTube</em>&#8220;, &#8220;<em>Dobbiamo twittare questa notizia</em>&#8220;, &#8220;<em>Ho dovuto portare la mia auto in assistenza per fare una modifica alla centralina: mi hanno detto che c&#8217;era il rischio che prendesse fuoco!!??</em>&#8221; <em>[3]</em>.</p>
<p>Anche solo 10 anni fa, frasi come queste avrebbero avuto un tono futuristico da film di fantascienza. Ora sono la realtà di ogni giorno di molti di noi che, per necessità o per professione, incontrano o si scontrano con l&#8217;informatica nelle sue diverse istanze nei propri gesti quotidiani.<br />
La bellezza, la forza e l&#8217;intrinseca pericolosità del software risiedono nella sua trasparenza, immaterialità e complessità. Il software è ormai ovunque e svolge per noi operazioni spesso molto complesse, senza che ce ne accorgiamo: riconoscimento di targhe automobilistiche, transazioni bancarie, telefonate, operazioni chirurgiche, decolli ed atterraggi di aerei, analisi cliniche, archiviazione di informazioni, persino la creazione di un&#8217; opera d&#8217;arte. Tutto alla portata di un click, di uno scroll o di una gesture multi touch <em>[4]</em>. Dipendiamo ormai da esso e nemmeno ce ne rendiamo conto.</p>
<p><a title="Il primo &quot;bug&quot; della storia" href="http://tedxbologna.com/blog/perche-il-software-si-sta-mangiando-o-si-mangera-il-mondo/software_bug/" rel="attachment wp-att-250" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-250" title="First software bug" src="http://tedxbologna.com/blog/wp-content/uploads/2013/04/software_bug.jpg" alt="" width="740" height="583" /></a></p>
<p>Ma come ogni artefatto umano, anche se a volte generato automaticamente, il software è spesso sviluppato da uomini. E come ogni artefatto umano, contiene quindi imperfezioni, deviazioni, errori o per usare in termine informatico, bugs<em>[5]</em>. Uno dei più grandi disastri nella storia dei voli spaziali è stato causato da un semplice errore di conversione<em> [6]</em>. Una semplice immateriale istruzione costata 370 milioni di dollari. Questo ci dovrebbe fare riflettere sui rischi insiti in una tecnologia, sempre piu&#8217; indispensabile, che spesso non comprendiamo e non possiamo osservare direttamente.</p>
<p>In conclusione, economicamente forse il software sta divorando il mercato, creando nuove eccitanti opportunità e spazzando via vecchi colossi industriali. Antropologicamente però mi sento di affermare che il software si sta fondendo in modo irreversibile con l&#8217;uomo stesso e che la maturità economica del suo mercato, sia solo la conferma del fatto che la transizione tra società industriale e la società dell&#8217;informazione è ormai completa. Ma quali sono i rischi insiti in queso passaggio che inconsciamente stiamo effettuando?</p>
<p><strong>Riferimenti</strong><br />
<em>[1] M. Andreessen &#8211; <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424053111903480904576512250915629460.html#articleTabs%3Darticle">Why Software is Eating the World</a></em><br />
<em>[2] Wikipedia &#8211; <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_corporations_by_market_capitalization">List of Corporations by market capitalization</a></em><br />
<em>[3] http://phys.org/ &#8211; <a href="http://phys.org/news/2012-12-ford-software-problem.html">Fire problems caused by software on Ford&#8217;s Escape SUV</a></em><br />
<em>[4] Wikipedia &#8211; <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Multi-touch">Multi touch</a></em><br />
<em>[5] Wikipedia &#8211; <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Software_bug">Software bug</a></em><br />
<em>[6] Wikipedia &#8211; <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cluster_(spacecraft)">Cluster accident</a></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Indossare la tecnologia, e vivere meglio. Forse</title>
		<link>http://tedxbologna.com/blog/indossare-la-tecnologia-e-vivere-meglio-forse/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Apr 2013 05:31:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Della Dora</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Nike Fuel Band]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie indossabili]]></category>
		<category><![CDATA[Weareable Technologies]]></category>

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		<description><![CDATA[Le innovazioni tecnologiche - e non solo - nascono da un pensiero: migliorare la vita delle persone. Nella maggior parte dei casi ciò non accade, o meglio, non accade al primo tentativo. È veramente raro che un nuovo prodotto, che &#8230; <a href="http://tedxbologna.com/blog/indossare-la-tecnologia-e-vivere-meglio-forse/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le <strong>innovazioni tecnologiche</strong> <em>- e non solo -</em> nascono da un pensiero: <strong>migliorare la vita delle persone</strong>. Nella maggior parte dei casi ciò non accade, o meglio, non accade al primo tentativo. È veramente raro che un nuovo prodotto, che possa definirsi innovativo, riesca ad adempiere a questo obiettivo. Nella maggior parte dei casi si tratta di <strong>processi lunghi</strong>, che richiedono anni per vedere una tecnologia portare un <strong>reale miglioramento</strong> nelle nostre vite, e quasi sempre il prodotto finale somiglia al primo tentativo effettuato quanto il <em>Flyer</em> dei fratelli Wright somiglia ad un Concorde.</p>
<p><iframe src="http://embed.ted.com/talks/lang/it/kate_hartman_the_art_of_wearable_communication.html" frameborder="0" scrolling="no" width="560" height="315"></iframe></p>
<p><span id="more-226"></span><br />
Il <a title="Kate Hartman: The art of wearable communication" href="http://www.ted.com/talks/kate_hartman_the_art_of_wearable_communication.html" target="_blank">Talk di <strong>Kate Hartman</strong></a> mi ha fatto ragionare anche su questo: quanto cambia una tecnologia, un prodotto, un oggetto dal momento in cui si decide di rispondere ad un bisogno, al momento in cui questo succede? Molto. Moltissimo. Quasi del tutto. È importante quindi <strong>non pensare alle tecnologie indossabili come estensione di quello che possiamo fare con il computer</strong>, ma piuttosto su come la vera sfida sia quella di utilizzarle per far sì che <strong>corpo</strong>, <strong>mondo</strong> circostante e <strong>comportamenti</strong> delle persone, possano comunicare tra loro. In modo bidirezionale, non passivo <em>(che è poi il focus ci ciò che Kate racconta)</em>.</p>
<p><strong>Ricordate le cinture sui cui led si poteva far comparire un messaggio pre-impostato?</strong> Bene. Sono un antenato di quella che oggi è una delle sfide tecnologiche più avvincenti: permettevano di comunicare con tutte le persone che si incontravano fisicamente, facendo leggere loro un messaggio scelto a priori. Quello che oggi stanno facendo <strong>Nike</strong>, <strong>RunKeeper</strong>, <strong>SleepCycle</strong> e decine di startup, è un&#8217;evoluzione di quel concetto in fondo. La differenza è che gli input in questo caso sono dati dal nostro corpo senza frizioni, cioè in maniera non volontaria, come conseguenza slegata dalla tecnologia in sé.</p>
<p><strong>Nike</strong> dicevamo. Anni di esperienza maturata attraverso l&#8217;evoluzione di <strong>Nike+</strong> sono stati fondamentali per lanciare sul mercato un prodotto che tenesse conto di una serie di caratteristiche fondamentali per risultare davvero <strong>utile</strong> alle persone, che le persone <strong>desiderassero</strong> utilizzare e che desse loro <strong>una ragione</strong> per farlo.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-230" title="Nike Fuel Band - Smile" src="http://tedxbologna.com/blog/wp-content/uploads/2013/04/Screen-Shot-2013-04-02-at-1.43.16-PM.png" alt="Nike Fuel Band - Smile" width="678" height="497" /></p>
<p>Il riferimento è a <strong>Nike Fuel Band</strong>. Senza entrare nel dettaglio del dispositivo in sé, è importante capire <strong>perché è molto più che un semplice apparecchio per misurare la propria attività fisica e perché rappresenta davvero un punto di rottura con il passato.</strong></p>
<p><strong>LA SEMPLICITÀ AVVICINA LE PERSONE. TUTTE</strong><br />
Non è un dispositivo dedicato esclusivamente a chi ha un approccio competitivo verso lo sport: si indossa come un orologio e svolge anche quella funzione, una volta al polso non richiede alcuna impostazione da parte di chi lo utilizza. <strong>Funziona e basta</strong>.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-238" title="Reward" src="http://tedxbologna.com/blog/wp-content/uploads/2013/04/Screen-Shot-2013-04-02-at-9.22.40-PM.png" alt="" width="677" height="157" /></p>
<p>Uno degli aspetti interessanti di Nike Fuel Band è proprio quello di puntare su questo: hai raggiunto il tuo obiettivo di Fuel giornaliero? Molto bene, domani lo migliorerai ulteriormente, nel frattempo c&#8217;è un badge per te, un badge che puoi esibire ad amici in possesso di Fuel Band, ma anche a tutti quelli con cui siete in contatto tutti i giorni su Facebook e su Twitter. Vorrete mica far vedere loro che vi muovete meno di un cipresso?</p>
<p><strong>FRICTIONLESS</strong><br />
Non è una di queste caratteristiche a rendere questi prodotti sempre più interessanti per il futuro, ma la loro capacità di integrarsi e di <strong>non richiedere alcuno sforzo alle persone</strong>. L&#8217;epoca in cui era l&#8217;utente a dover indicare ai propri dispositivi che tipo di output produrre appartiene sempre più al passato: <strong>ora le persone desiderano ottenere qualcosa senza che venga richiesta loro un&#8217;azione esplicita</strong>.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-239" title="Frictionless" src="http://tedxbologna.com/blog/wp-content/uploads/2013/04/Screen-Shot-2013-04-02-at-9.23.18-PM.png" alt="" width="677" height="158" /></p>
<p><strong>Spotify</strong> che impara a conoscere la musica che ci piace, <strong>Foursquare</strong> che &#8211; sulla base dei comportamenti dei nostri amici e sulla nostra &#8220;storia&#8221; &#8211; ci consiglia i migliori locali, ma molto più banalmente <strong>Twitter</strong> che ci suggerisce chi dovremmo seguire: non è, in fondo, la stessa direzione?</p>
<p>Prendete <a title="SleepCycle" href="http://www.sleepcycle.com/" target="_blank">SleepCycle</a>: non aiuta in modo diretto a dormire meglio, ma ci dà un&#8217;idea di massima di cosa succede quando dormiamo. Esistono già decine di App simili, e alcuni dispositivi che seguendo il percorso di Nike Fuel Band, <strong>monitorano oggi una mole di dati che ci dice molto delle nostre vite, sicuramente molto di più di quello che immaginiamo</strong>.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-240" title="Love" src="http://tedxbologna.com/blog/wp-content/uploads/2013/04/Screen-Shot-2013-04-02-at-9.25.31-PM.png" alt="" width="677" height="157" /></p>
<p>In molti casi <strong>non si tratta più neppure di una questione strettamente tecnologica</strong>, ma è qualcosa di molto più vicino alla comprensione di ciò che veramente abbiamo bisogno di tenere sotto controllo, di come possiamo farlo e di quale output può essere restituito. Insomma, non dobbiamo pensare a <strong>wearable technologies</strong> soltanto quando sentiamo parlare di Google Glass o delle <a href="http://www.guardian.co.uk/technology/shortcuts/2013/mar/13/google-talking-shoe" target="_blank">scarpe, sempre legate a Google, ci cui si è discusso durante l&#8217;SXSW</a>.</p>
<p>Dobbiamo fare un passo e tornare a pensare che <strong>il nostro corpo è il più potente strumento che abbiamo per comunicare</strong>, che quasi sempre ciò che comunica è legato al nostro cervello, ma che non possiamo controllarne ogni movimento, nel bene e nel male: <strong>la tecnologia ci può aiutare a saperne di più, a sapere quali tra le nostre abitudini possiamo cambiare per migliorare la qualità della nostra vita.</strong> O almeno a provarci.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;arte di chiedere è quella di mettersi in gioco (anche per i media)</title>
		<link>http://tedxbologna.com/blog/larte-di-chiedere-e-quella-di-mettersi-in-gioco-anche-per-i-media/</link>
		<comments>http://tedxbologna.com/blog/larte-di-chiedere-e-quella-di-mettersi-in-gioco-anche-per-i-media/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Apr 2013 14:55:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lelio Simi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Amanda Palmer]]></category>
		<category><![CDATA[crowdfunding]]></category>
		<category><![CDATA[futuro media]]></category>
		<category><![CDATA[Jeff Jarvis]]></category>
		<category><![CDATA[Kickstarter]]></category>
		<category><![CDATA[tedxtalk]]></category>

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		<description><![CDATA[Ti esibisci come mimo sul marciapiedi chiedendo un po&#8217; di soldi ai passanti: oggettivamente è difficile credere che quello che stai facendo rappresenti, per chiunque dotato di un briciolo di buonsenso, un serio modello di business per il futuro. Forse &#8230; <a href="http://tedxbologna.com/blog/larte-di-chiedere-e-quella-di-mettersi-in-gioco-anche-per-i-media/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tedxbologna.com/blog/larte-di-chiedere-e-quella-di-mettersi-in-gioco-anche-per-i-media/amanda/" rel="attachment wp-att-245"><img class="alignnone size-full wp-image-245" title="amanda" src="http://tedxbologna.com/blog/wp-content/uploads/2013/04/amanda.jpg" alt="" width="500" height="285" /></a></p>
<p>Ti esibisci come mimo sul marciapiedi chiedendo un po&#8217; di soldi ai passanti: oggettivamente è difficile credere che quello che stai facendo rappresenti, per chiunque dotato di un briciolo di buonsenso, un serio modello di business per il futuro. Forse non lo rappresentava nemmeno per lei, Amanda Palmer, quando come un “fenomeno da baraccone” si esibiva travestita da “sposa alta due metri” in piedi su una cassa all&#8217;incrocio della strada e qualcuno passando le gridava: “trovati un lavoro!”<span id="more-243"></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma le cose sono sempre un po&#8217; più complesse di quanto possono apparire a un primo sguardo. Q</span>ualche anno dopo infatti, Amanda grazie a un<strong> <a href="http://www.kickstarter.com/projects/amandapalmer/amanda-palmer-the-new-record-art-book-and-tour" target="_blank">progetto di crowdfunding</a></strong> -che ha fatto storia e sollevato <a href="http://www.guardian.co.uk/media/2012/sep/26/amanda-palmer-future-of-music" target="_blank">qualche polemica</a>- ha raccolto 1,2 milioni di dollari, andando ben oltre i 100mila richiesti, attraverso la donazione di circa 25mila persone coinvolte attraverso la celebre piattaforma online Kickstarter.</p>
<p>E sì, l&#8217;”essenza” di questa case history di finanziamento sta proprio là, nelle cose che <a href="http://amandapalmer.net/" target="_blank">Amanda Palmer</a> –cantante, performer (e un sacco di altre cose) molto attiva online e nelle reti sociali– ha capito standosene in piedi su quella cassa, dove scambiava uno sguardo con i passanti mentre le offrivano qualche spicciolo. Quello che ha capito da quella esperienza lo ha raccontato in questo talk <a href="http://www.ted.com/talks/amanda_palmer_the_art_of_asking.html" target="_blank">“The art of asking”</a>, che sta facendo molto parlare di sé e sta raccogliendo molti consensi (Maria Popova non l&#8217;ultima arrivata lo ha definito il migliore TEDTalk di sempre, per dire).</p>
<p><iframe src="http://embed.ted.com/talks/lang/it/amanda_palmer_the_art_of_asking.html" frameborder="0" scrolling="no" width="640" height="360"></iframe></p>
<p>L&#8217;atto di chiedere – ci dice la Palmer – crea una relazione, una connessione “peer to peer”, tra le persone. E se sei capace di creare una connessione, vera e intensa, è molto probabile che quelle persone abbiano poi il desiderio di realizzare qualcosa con (per) te.</p>
<blockquote><p><span style="color: #000000;">“Non avevo idea della vera istruzione che stavo ricevendo per l&#8217;industria della musica su quella cassa […] </span>Quando ci guardiamo veramente l&#8217;uno con l&#8217;altro vogliamo aiutarci l&#8217;uno con l&#8217;altro. Le persone sono ossessionate dalle domande sbagliate, una di queste è: come possiamo convincere le persone a pagare la musica? Che ne dite se invece cominciassimo a chiederci: Cosa dobbiamo fare per lasciare che la gente paghi la musica”.</p></blockquote>
<p>Insomma non chiederti come fare per obbligare la gente a pagare per quello che fai, <strong>comincia a costruire dei rapporti per i quali la gente senta la necessità di farlo</strong>.</p>
<p>Anzi, possiamo dire ancora meglio: comincia a pensare a quello che fai (la tua performance, la tua musica, ma anche il tuo romanzo, il tuo reportage, il tuo servizio giornalistico) in relazione alle sue potenzialità di generare relazioni con le persone. Quello è il suo reale valore oggi. Ed è quello per cui probabilmente la gente potrà sentire il bisogno di pagare per quello che fai.</p>
<p><strong>Internet, le reti sociali, stanno mettendo in discussione molti dei paradigmi della vecchia industria</strong>. Questioni di scala da ricalibrare e ripensare: 25mila persone che acquistano la copia di un disco di una rock band sono un&#8217;inezia, un vero fallimento per gli standard di una major discografica, ma sono più che sufficienti invece, nel mondo di internet, per finanziare quella stessa band e raccogliere in qualche settimana oltre un milione di dollari.</p>
<p>Un principio da tenere di conto non certo soltanto per l&#8217;industria discografica ma, oggi più che mai, anche <strong>per il mondo dei media e del giornalismo</strong> (che poi sarà l&#8217;argomento del quale mi occuperò qui, perlopiù). I media, le grandi testate sono alla disperata ricerca del loro Sacro Graal: il modello di business che possa salvarli dalla loro profondissima crisi, nella quale si sono cacciati (e ahimè la domanda che ancora oggi si pongono la maggior parte dei loro dirigenti è: come obbligare il lettore a pagare per quei contenuti che oggi può trovare gratuitamente?).</p>
<p><strong>Jeff Jarvis</strong>, uno da seguire se si vuol capire davvero come sta trasformandosi il mondo dell&#8217;informazione, ispirato proprio dal talk della Palmer, ha scritto questo bel post <a href="http://buzzmachine.com/2013/03/03/voluntary-media/" target="_blank">“Voluntary Media”</a> nel quale riflette sulla reale possibilità di costruire dei media finanziati volontariamente dai lettori. Da quel post leggo una frase che bisognerebbe stampare a caratteri cubitali e affiggere all&#8217;ingresso di ogni redazione:</p>
<blockquote><p>“Il valore dei media non è necessariamente intrinseco nei contenuti – nel senso che &#8216;devi pagare per questo prodotto perché il lavoro nel crearlo ha un valore&#8217; – ma può essere realizzato nelle relazioni che si formano intorno a quel contenuto”.</p></blockquote>
<p>È un concetto che chi vuole pensare oggi a un giornale che abiti realmente i nuovi ecosistemi dell&#8217;informazione non può più permettersi di ignorare. Ad esempio <a href="http://federicobadaloni.blog.kataweb.it/snodi/001781/architettura-dell-informazione-giornalismo-processi.html" target="_blank">scrive</a> Federico Badaloni un architetto dell&#8217;informazione: “i contenuti sono lo strumento necessario per generare valore, ma il valore nasce dalle interazioni che si creano tra i contenuti e tra le persone”.</p>
<p><strong>Non pensiamo solo al crowdfunding</strong>, che per il giornalismo può funzionare, come anche no (se avete voglia di leggerlo sull&#8217;argomento ho scritto <a href="http://senzamegafono.com/category/nuovi-giornalismi/crowdfunding-jornalism/" target="_blank">qualcosa qui</a>), ma a tutta una serie di pratiche che coinvolgano davvero il lettore anche, perché no?, nel processo produttivo del giornalismo: selezione, verifica e distribuzione dei contenuti. I giornali hanno visto il lettore per troppo tempo come una figura indistinta, di fondo, senza relazionarsi con lui veramente. Senza pensare a lui come il centro motore del proprio lavoro.</p>
<p>Credo che una cosa sia chiara a tutti: per gli editori sarà difficile realizzare un qualsivoglia modello economico vincente per i loro giornali (online e offline che siano) senza riacquistare autorevolezza e credibilità agli occhi dei lettori. Una credibilità persa, anno dopo anno, soprattutto <strong>per aver reso sempre più marginale il contributo dei lettori </strong>(magari a favore, come accade da noi, dell’establishment politico che ogni anno elargisce finanziamenti pubblici dai quali le testate sempre più dipendono economicamente). E il lettore ha avvertito il mondo dei media tradizionali come qualcosa di sempre più distante. Qualcosa del quale lui non faceva parte, non lo rappresentava.</p>
<p><strong>C&#8217;è chi ha capito che qualcosa doveva cambiare</strong>. È nato l&#8217;open journalism (del quale il Guardian è uno dei più importanti portabandiera) e in qualche redazione si è cominciato ad applicare decise politiche di community engagement, ovvero di interazione, relazione e ascolto con la comunità dei propri lettori. E non è solo questione di strumenti digitali ma di ripensare completamente al modo di relazionarsi con i tuoi referenti. Non solo con l’uso delle nuove tecnologie, dei social network ma anche, semplicemente, spalancando le porte della redazione ai propri lettori per creare uno spazio aperto di incontro e confronto con la comunità di riferimento, come hanno fatto una serie di giornali locali negli Stati Uniti.</p>
<p>Sono solo alcuni dei molti strumenti che oggi posso essere messi in opera per guardare in faccia i propri lettori (il proprio pubblico) e dialogarci. Amanda ce lo ha mostrato, salendo su una cassa per esibirsi per i passanti o bussando alla porta di casa suoi fan dove si faceva ospitare anche se abitavano in quartieri decisamente poco raccomandabili. <strong>Un modo per stabilire con loro un contatto, e capire alcune cose importanti su di loro, su lei stessa e su cosa la sua musica poteva rappresentare per sé e per gli altri</strong>.</p>
<p>“<strong>Chiedere rende vulnerabili” </strong>è un altro passo memorabile del talk della Palmer. Già, per questo in genere abbiamo reticenza nel farlo. Ma è davvero impensabile che la fiducia delle persone possa essere conquistata anche grazie alla propria vulnerabilità? Rendersi vulnerabili in fondo è un bel modo per scendere da un piedistallo, piccolo o grande che sia, dove credi (chissà perché) di aver diritto di stare. È l&#8217;occasione per ripensare e reinventare il vero senso del tuo ruolo e della tua professione all&#8217;interno della società. L&#8217;arte di chiedere è anche quella di sapersi mettersi davvero in gioco. È ora di cominciare.</p>
<p><a href="https://twitter.com/leliosimi" target="_blank"> @leliosimi</a></p>
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		<item>
		<title>&#8220;Women in Aerospace-Europe&#8221; al parlamento Europeo di Bruxelles.</title>
		<link>http://tedxbologna.com/blog/women-in-aerospace-europe-al-parlamento-europeo-bruxelles/</link>
		<comments>http://tedxbologna.com/blog/women-in-aerospace-europe-al-parlamento-europeo-bruxelles/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 08:36:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nadia Ceratto</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Speaker]]></category>
		<category><![CDATA[leadership]]></category>
		<category><![CDATA[science]]></category>
		<category><![CDATA[space]]></category>
		<category><![CDATA[technology]]></category>
		<category><![CDATA[women]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ evento e’ stato ospitato il 7 marzo 2013 da Vittorio Prodi, presidente del “Sky and Space Intergroup” del Parlamento Europeo. Ho avuto il piacere di essere invitata ad un evento stimolante e singolare, dove ho potuto incontrare donne di &#8230; <a href="http://tedxbologna.com/blog/women-in-aerospace-europe-al-parlamento-europeo-bruxelles/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tedxbologna.com/blog/women-in-aerospace-europe-al-parlamento-europeo-di-bruxelles/space_women-3/" rel="attachment wp-att-215"><img class="alignleft size-full wp-image-215" title="SPACE_WOMEN" src="http://tedxbologna.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/SPACE_WOMEN2.png" alt="" width="663" height="342" /></a></p>
<p>L’ evento e’ stato ospitato il 7 marzo 2013 da Vittorio Prodi, presidente del “<strong>Sky and Space Intergroup</strong>” del Parlamento Europeo.</p>
<p>Ho avuto il piacere di essere invitata ad un evento stimolante e singolare, dove ho potuto incontrare donne di carattere che stanno cercando di ispirare altre donne giovani a intraprendere carriere nel settore spaziale e stimolare anche gli uomini a ripensare e pianificare un maggiore ruolo del genere femminile a livello direttivo nelle scienze in generale.<span id="more-217"></span></p>
<p>Il dibattito e’ partito con l’intervento di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mae_Jemison">Mae Jemison</a>, ingegnere biochimico con un passato nella pratica medica , capo dell’iniziativa “100 Year StarShip” e astronauta della NASA.<br />
E &#8216;stata la prima donna afro-americana a viaggiare nello spazio, quando era in orbita a bordo dello Space Shuttle Endeavour nel 1992.</p>
<p>E’ stato interessante apprendere che la prima donna e la prima persona di colore in assoluto ad ottenere una licenza di pilota internazionale negli USA e’ stata una donna afro-americana, Elisabeth Bessie Coleman.</p>
<p>Mae Jemison ha spiegato che le donne negli USA ottenevano i migliori risultati durante le prove di selezione per diventare astronauti perché normalmente avevano meno reserve dal punto di vista medico: erano più piccole ed agili, meno colpiti da malattie cardio-vascolari, più resistenti al danno radioattivo a livello degli organi riproduttivi &#8220;, più resistenti all&#8217;isolamento.<br />
La mancanza di fantasia e creatività è stata all&#8217;origine della scelta di privilegiare in ogni caso gli uomini per essere considerati come astronauti.</p>
<p>L’astronauta ha sottolineato come il nuovo progetto “100 Year StarShip” rappresenti un cambiamento di mentalita’ nel pensare a come approcciare problemi scientifici, tecnici e anche per prendere in considerazione nuovi modi per produrre energia, nuovi sistemi di trasporto da un sistema stellare altro, per riciclare e creare sistemi ambientali sostenibili.</p>
<p>Silvia Bartolini, collaboratrice del Commissario responsabile per lo spazio Antonio Tajani, ha sottolineato l&#8217;importanza di stimolare l’accesso delle donne nel settore spaziale all&#8217;interno di programmi rivolte al mondo industriale, per esempio, dove non sono state incluse.</p>
<p><a href="http://tedxbologna.com/blog/women-in-aerospace-europe-al-parlamento-europeo-bruxelles/samsung/" rel="attachment wp-att-218"><img class="alignleft size-full wp-image-218" title="SAMSUNG" src="http://tedxbologna.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/WIA-march-7_3.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
<p><a href="http://www.tedxbologna.com/simonetta-di-pippo.htm">Simonetta Di Pippo Presidente</a> e Co-fondatore di WIA-Europe e anima dell’evento , ha spiegato che l’associazione WIA-E è stata fondata nel giugno 2009 allo scopo di ampliare le opportunità di leadership e di visibilità delle donne nel settore aerospaziale.</p>
<p>E &#8216;un&#8217;iniziativa aperta a donne e uomini in Europa e in tutto il mondo, a coloro che condividono un interesse nelle attività aerospaziali come per i voli umani nello spazio , l&#8217;esplorazione, l&#8217;aviazione, il telerilevamento, le comunicazioni satellitari, le missioni robotiche, gli spazi commerciali, il turismo spaziale, l&#8217;istruzione e le sfide politiche connesse .</p>
<p>Questo programma abbraccia il problema generale della presenza del genere femminile in ambienti scientifici, tecnici , industriali e di dirigenza in senso generale ed e’ questa la sua importanza piu’ profonda.</p>
<p>Leggo della tragedia del rogo del Museo della Scienza di Napoli e penso che forse se ci fossero piu’ donne nei posti dove si prendono decisioni, ci sarebbe piu’ fantasia e piu’ praticita’ anche di trovare soluzioni per problemi sociali devastanti come questo….</p>
<p>Per saperne di piu’:</p>
<p><a href="http://tedxbologna.com/blog/women-in-aerospace-europe-al-parlamento-europeo-bruxelles/wia-europe-logo1-300x111/" rel="attachment wp-att-219"><img class="alignleft size-full wp-image-219" title="WIA-Europe-logo1-300x111" src="http://tedxbologna.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/WIA-Europe-logo1-300x111.png" alt="" width="300" height="111" /></a></p>
<p><a href="http://wia-europe.org/events/official-launch-event-wia-e-brussels-chapter/">WIA- Europe</a><br />
<a href="http://100yss.org/">100 YEAR STARSHIP</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>TED Talk correlato:</p>
<p><iframe src="http://embed.ted.com/talks/lang/it/sheryl_sandberg_why_we_have_too_few_women_leaders.html" frameborder="0" scrolling="no" width="560" height="315"></iframe></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Inaugurazione Crowdsourced TEDxBologna&#8217;s Blog</title>
		<link>http://tedxbologna.com/blog/inaugurazione-crowdsourced-tedxbolognas-blog/</link>
		<comments>http://tedxbologna.com/blog/inaugurazione-crowdsourced-tedxbolognas-blog/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 06:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TEDxBologna</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Vogliamo condividere con voi un progetto che finalmente ha preso forma: il blog di TEDxBologna diventa crowdsourced! Andate a visitare il blog e date uno sguardo ai blogger che abbiamo coinvolto ed hanno deciso di supportare TED e TEDxBologna. L&#8217;idea &#8230; <a href="http://tedxbologna.com/blog/inaugurazione-crowdsourced-tedxbolognas-blog/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-205" title="Blog TEDxBologna" src="http://tedxbologna.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/Schermata-2013-03-24-alle-22.51.44.png" alt="" width="1362" height="736" /></p>
<p>Vogliamo condividere con voi un progetto che finalmente ha preso forma: <strong>il blog di TEDxBologna diventa crowdsourced!</strong><br />
Andate a visitare il blog e date uno sguardo ai blogger che abbiamo coinvolto ed hanno deciso di supportare <strong><span style="color: #ff0000;">TED</span></strong> e <strong><span style="color: #ff0000;">TEDx</span>Bologna</strong>.<span id="more-204"></span></p>
<p>L&#8217;idea è nata circa a novembre e di seguito vi incolliamo parte del corpo della mail che abbiamo spedito per richiedere l&#8217;adesione, così da capire meglio il progetto.</p>
<p>&#8220;L&#8217;ultima edizione di <strong><span style="color: #ff0000;">TEDx</span>Bologna</strong> ha avuto particolare successo grazie al livello di speaker che siamo riusciti a coinvolgere e stiamo avendo feedback positivi da speaker, partecipanti ed istituzioni in termini di costruzione di un network concreto sul territorio.</p>
<p>Crediamo però non si possa aspettare di partecipare ad un<strong><span style="color: #ff0000;"> TED</span></strong> / <strong><span style="color: #ff0000;">TEDx</span></strong> per essere stimolati da persone, realtà e progetti interessanti.<br />
Progetti che poi possono costituire opportunità concrete.</p>
<p>Per questo stiamo cercando di dare al blog di <strong><span style="color: #ff0000;">TEDx</span>Bologna</strong> un taglio meno campanilistico ed autoreferenziale, invitando persone di spessore a scrivere post di tanto in tanto.</p>
<p>Ovviamente il tutto è finalizzato sia a mantenere attivo il dialogo con <strong><span style="color: #ff0000;">TEDx</span>Bologna</strong>, ma anche a creare occasioni di vero e proprio scambio ( tra blogger , soggetti terzi interessanti/interessati e <strong><span style="color: #ff0000;">TEDx</span>Bologna</strong> )..&#8221;</p>
<p>Se avete già guardato il blog sappiate che i blogger che parteciperanno aumenteranno: stiamo infatti contattando anche gli speaker delle passate edizioni di <strong><span style="color: #ff0000;">TEDx</span>Bologna</strong>!</p>
<p>Aspettiamo di leggere i vostri commenti allora e di vedere prendere forma veri scambi dialettici, coinvolgendo i blogger e chiunque trovi interessanti i temi dibattuti.</p>
<p>Il primo post entro la settimana.</p>
<p>Siete contenti?<br />
 <img src='http://tedxbologna.com/blog/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>I 10 video TEDx italiani più visti</title>
		<link>http://tedxbologna.com/blog/i-10-video-TEDx-italiani-piu-visti/</link>
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		<pubDate>Mon, 31 Dec 2012 07:58:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Pauri</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;anno appena trascorso è stato ricco di eventi  e conferenze e Il fenomeno TEDx è ormai una realtà affermata anche in Italia e le versioni locali delle più celebri TED events oggi vanno da Firenze a Palermo, passando per Pisa, &#8230; <a href="http://tedxbologna.com/blog/i-10-video-TEDx-italiani-piu-visti/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;anno appena trascorso è stato ricco di eventi  e conferenze e Il fenomeno TEDx è ormai una realtà affermata anche in Italia e le versioni locali delle più celebri TED events oggi vanno da Firenze a Palermo, passando per Pisa, Como, Reggio Emilia, Lecce e ovviamente il TEDx Bologna</p>
<p>Al termine di quest&#8217;anno abbiamo voluto fare un bilancio con una shortlist dei 10 video TEDx italiani più visualizzati.</p>
<p>Partiamo alla scoperta dei 10 video più visti in questo anno di TEDx!<span id="more-165"></span></p>
<p><strong>1) Lisa Bortolotti a TEDxBologna: Una moneta a misura d’uomo</strong></p>
<p>La recordwoman delle visualizzazioni italiane è la presidente dell’associazione “<a href="http://scecservice.org/site/index.htm">Arcipelago Scec</a> Emilia Romagna”. La sua idea è quella di ripensare l’economia per affrontare il baratro che si sta aprendo sotto di noi a causa del crescente debito pubblico.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/0zOeYR8DbJE" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p><strong>2)Trailer  TEDxBologna  2012 “ Passione e Creatività” 2012</strong></p>
<p>Grande successo anche per il trailer dell’ultimo TEDx Bologna. <a href="http://www.g-com.it">Diego Perrone</a> ha scelto gli occhi e la voce dello Scriba moderno di Simona Ragazzi per raccontare quest’epoca di audacia e volatilità.<br />
Congratulazioni a Diego che ha presentato Juros &#8211; serie TV interattiva &#8211; al BAFTA TV-Lab Cross-platform Pitchup vincendo il premio come miglior progetto.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/19gwb2Iem24" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p><strong>3) Lorenzo Cherubini a TEDxFirenze:  L’ottimismo come forma di lotta</strong></p>
<p>Cos’è l’effetto “Bruce Lee”? Secondo il celebre musicista italiano è quella vitalità, quell’ottimismo che da alle persone l’energia per rompere gli schemi e perseguire i propri obiettivi.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/0W70y3Bikpw" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p><strong>4) Sergio Focardi a TEDxBologna  - E-Cat e la fusione nucleare fredda con in Nichel e l’idrogeno</strong></p>
<p>Il professore emerito del dipartimento di Fisica dell&#8217;Università di Bologna, ci accompagna nel percorso verso la  realizzazione dell’E-Cat, la prima macchina che produce energia elettrica grazie alla “fusione fredda”.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/eGmgTo2Kw1U" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
<p><strong>5) Clarbruno Verduccio a TEDxBologna &#8211; La tecnologia di Star Trek alla portata di tutti</strong></p>
<p>Verduccio è il padre del Trimprob, il primo bioscanner in grado di individuare i tumori.<br />
Lo scienziato racconta come, da tecnologie utilizzate in ambito militare, sia nata la sonda elettromagnetica che fornisce una risposta immediata ai pazienti presumibilmente affetti da tumore.<br />
Questa tecnologia per la vita, rapida, non invasiva, poco costosa e ampiamente validata, ovviamente non viene più prodotta.<br />
Muore così uno strumento rivoluzionario? “Noi andiamo avanti lo stesso” .</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/g3R8quKp9Fo" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p><strong>6) TEDxVenezia &#8211; Ferdinando Buscema &#8211; Magic and Management</strong></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/bqQu2ZbEVy4" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p><strong>7) Piergiorgio Odifreddi a TEDxProdenone &#8211; Matematica che bellezza!</strong></p>
<p>Perché studiare la matematica? Secondo Galileo perché la natura è un grande libro scritto in linguaggio matematico, così lo studioso e giornalista Piergiorgio Odifreddi ci racconta con tre storie su come la matematica sia in grado di spiegare la realtà.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/oI6Oi9EZuNI" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
<p><strong> <img src='http://tedxbologna.com/blog/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> Sara Farneti a TEDxReggioEmilia &#8211; Tutto quel che sapete sul cibo è falso  </strong></p>
<p>La nutrizionista Farneti esordisce con un titolo provocatorio per sfatare alcune delle leggende metropolitane e degli equivoci più radicati sul cibo.<br />
Esempio: se la cellulite aumenta bevi tanto&#8230;Anche no!</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/RwB0kbugEag" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p><strong>9 ) Marco Pizzuti  a TEDxBologna &#8211; Nicola Tesla e la trasmissione dell’energia elettrica senza fili</strong></p>
<p>Questo appassionato ricercatore si lancia nella presentazione del lavoro dello scienziato più censurato della storia: Nicola Tesla.<br />
Più di 700 brevetti sono stati partoriti dalla mente geniale di questo scienziato visionario, tra cui la tecnologia della trasmissione dell’energia senza fili.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/Hl6SMHr63QQ" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
<p><strong>10) Fabio Volo a TEDxFirenze &#8211; Creare un futuro inedito</strong></p>
<p>Fabio Volo esalta l’unicità umana “Bisogna educare i bambini al principio fondamentale che ognuno di noi è veramente speciale, unico e irripetibile”.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/F7sYRGOCtwE" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p>Per sapere quali saranno i TEDx più vicini l’anno prossimo, o quelli che non volete perdere, guardate <a href="http://www.ted.com/tedx/events?filter=0&amp;autocomplete_filter=Italy&amp;when=&amp;month=&amp;year=&amp;go=Go">qui</a> e buon 2013!</p>
<p>&nbsp;</p>
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